LA LEGGE FRANCESCHINI VA CONTRO L'ASSOCIAZIONISMO

Il Presidente del Cineclub FEDIC Cagliari interviene in merito alla legge su cinema e  audiovisivo

(marzo 2017)

Ritengo opportuno spendere due parole sulla nuova legge sul cinema e, tenendo conto delle diverse opinioni che mi è capitato di leggere, fornire un personale contributo alla discussione in qualità di presidente del Cineclub FEDIC Cagliari, una piccola associazione culturale che da sempre vive a stretto contatto con altre associazioni che si occupano di cinema. Le attività che vengono proposte ai soci, in genere proiezioni di cortometraggi e collaborazioni con giovanissimi autori, spesso alunni e studenti delle medie inferiori e superiori che intendono cimentarsi nella realizzazione di piccoli lavori cinematografici, sono gratuite e prettamente culturali, le finalità del cineclub essendo proprio quelle di divulgare il linguaggio cinematografico e di sollecitare l'osservazione della realtà e l'espressione artistica attraverso la produzione non professionale di video di vario genere. Queste attività sono state sinora rese possibili proprio dalla sinergia tra diverse associazioni cinematografiche, attraverso lo scambio di idee, strutture, materiali e competenze, una rete di collaborazioni che da decenni opera a vari livelli sugli aspetti culturali della produzione cinematografica e che, oltre a rappresentare in qualche modo l'humus dal quale si sviluppano anche le creazioni di autori che decidono di intraprendere la strada della professionalità, svolge da tempo un importante contributo alla riflessione sulla cultura cinematografica, anche nelle sue prospettive storiche, incentivando la conoscenza di un mezzo espressivo così fondamentale per la società del XXI secolo. Non riconoscere l'importanza di questa realtà, per lo più fatta di piccole associazioni locali, sarebbe un grave errore. Personalmente durante la mia giovinezza non avrei conosciuto registi come Buñuel, Ingmar Bergman o Ken Russel se non avessi frequentato quei piccoli cinema d'essai e quelle bellissime rassegne gestite con buona volontà da alcuni lungimiranti cinefili che, suggerendo un filo conduttore culturale, intendevano ovviare ai criteri strettamente commerciali dei distributori e dei gestori dei cinema, alla decadenza della TV ed alla successiva sovrabbondanza di materiali offerti, anche dalla rete, la cui fruizione, quando non è mediata da un criterio estetico preciso, è spesso lasciata al caso. Le associazioni cinematografiche italiane hanno necessariamente bisogno di un solido contributo da parte dello stato, equivalente ad un riconoscimento del loro valore culturale.

 

Debbo invece constatare che la nuova legge sul cinema ha iniziato un percorso che va in tutt'altra direzione e i commenti fioriti attorno alle dovute critiche delle associazioni sono piuttosto eloquenti. Non solo non viene adeguatamente riconosciuto il giusto peso culturale dell'associazionismo, per la prima volta dal dopoguerra, ma spostando il peso dei finanziamenti verso quelle realtà economiche che maggiormente traggono utili dalle produzioni cinematografiche, si vuole privilegiare non già l'aspetto culturale della creazione di un film ma essenzialmente quello economico, secondo l'improbabile equivalenza "maggiori incassi" = "maggiore valore". Certamente questi aspetti sono importanti, fondamentali per il mondo del cinema professionale, dal regista agli attori alle maestranze, con ricadute economiche anche importanti sul territorio, e queste sono infatti le motivazioni che mi hanno spinto ad appoggiare sin dagli esordi un'associazione come Moviementu che riunisce il meglio degli operatori del mondo del cinema sardo e che da diversi anni si batte con energia, e con discreto successo, affinché il mondo politico riconosca l'importanza del cinema come fattore di espansione economica con adeguati sostegni finanziari che possono contribuire alla sua crescita.

Pretendere però di mettere in primo piano unicamente gli aspetti economici e trascurare, se non addirittura smantellare l'apporto culturale che le associazioni sono in grado di dare, non riconoscendone il valore educativo e di sviluppo sociale, significa mettere il carro davanti ai buoi. Non stiamo parlando della produzione di bulloni, patate o detersivi, ma della realizzazione di film, ovvero di opere culturali per la cui creazione servono idee, e le idee si  sviluppano meglio se si impedisce che si inaridisca quella linfa vitale rappresentata anche dal lavoro capillare e costante che in tutta Italia è stato svolto dalle associazioni cinematografiche affinché un linguaggio, quello del cinema inteso nei suoi molteplici aspetti storici e di genere, fosse conosciuto, apprezzato, discusso e diventasse fonte di riflessione e di crescita, individuale e quindi sociale.

Sarebbe opportuno impostare una maggiore discussione che tenga conto di questi aspetti, evitando di liquidare le numerose critiche rivolte all'indirizzo di questa legge definendole come "politiche" o "politicizzate", come se le richieste di chiarimenti sollevate dalle varie associazioni non fossero essenzialmente rivolte ai contenuti delle decisioni del governo ed alle loro conseguenze sociali ma rappresentassero un attacco al governo "a prescindere". Probabilmente si confonde il termine "politico", che attiene alla partecipazione di tutti alla "polis", ovvero alle questioni relative alla gestione della cosa pubblica, con quello di "partitico" che invece ha il senso più limitato di un legame con gli interessi di un gruppo, che questo governi o che stia all'opposizione, ed è forse sotto quest'ultima accezione che andrebbero considerate le difese tout court di questa legge, come se le decisioni di un governo non fossero invece suscettibili di critiche in un paese democratico.

Che si presti allora la giusta attenzione e considerazione alle voci che provengono dal mondo dell'associazionismo, "politiche" nella misura in cui rappresentano un interesse verso le esigenze di tutti e, anche se i margini di manovra dopo l'approvazione del testo di legge sono ristretti, è lecito augurarsi una maggiore dialettica tra le varie componenti del mondo della cultura cinematografica e il governo.

 

Pio Bruno

Presidente del Cineclub FEDIC di Cagliari

               

 

 

              (pubblicato in Diari di Cineclub n° 48 - marzo 2017, pag.6)